In questa pagina sono presenti i copioni di Agata Giardina e di Enrico Pappalardo e sono scaricabili
I copioni di Agata Giardina presenti con relativa sinossi sono:
SPIRITI NOSTRI
CIVITA CIVITOTI E NOBILTA'
CI SENTIAMO PER TELEFONO
GIOVEDI' DALLE 10 A MEZZODI'
UN FIL DI FUMO
AUTORE: AGATA GIARDINA
SINOSSI
SPIRITI NOSTRI
3 atti di Agata Giardina
“Ah, l’anima immortale… dovetti ammettere per la prima volta il dubbio sull’immortalità dell’anima contro ogni mia precedente dichiarazione”. Con queste parole l’avvocato Tosto rivela una presa di coscienza in ordine al paranormale in contro tendenza rispetto all’antico scetticismo ostentato precedentemente. Il manifestarsi delle “entità” ha, evidentemente, insinuato in lui il dubbio che l’antica aprioristica negazione dei fenomeni spiritici, da lui propugnata nel passato, fosse in realtà non soltanto esagerata, ma addirittura destituita di fondamento. Ed è questo, probabilmente, lo scopo dell’autrice della commedia, quello, appunto, di demolire in molti spettatori ostinate negazioni dei fenomeni esoterici e di quant’altro attiene al paranormale. Per negare bisogna conoscere, e spesso le argomentazioni di chi si oppone allo spiritismo non sono sorrette da un’effettiva cognizione di causa. La commedia vede, quindi, come protagonista tale Serafino Piccirilli, il quale vuole trasferire la sua famiglia in un’altra casa, perché l’attuale – a suo dire – è infestata dagli spiriti. “Ni marturianu” è l’amaro sfogo della sua consorte ormai svilita dalle continue interferenze delle entità. Il padrone di casa, invece, si oppone al proposito dei Piccirilli di abbandonare la sua casa, negando non soltanto l’esistenza degli spiriti, ma minacciando di querelare addirittura gli stessi Piccirilli. Perché rei di avergli infamato la casa. Il contenzioso fra i due offrirà motivo di divertimento e di riflessioni anche per l’inserimento di curiosi personaggi che si troveranno ad appoggiare or l’una or l’altra delle due posizioni assunte dai contendenti. Spiriti nostri può quindi essere iscritta nel genere della commedia brillante con in più il merito di trattare una materia che da secoli attira l’attenzione di studiosi e profani.
Salvatore Sottile
AUTORE: AGATA GIARDINA
CIVITA, CIVITORI E NOBILTA’
commedia popolare in due atti di Agata Giardina.
Vi è mai capitato di trovare un vecchio e polveroso album di fotografie ingiallite dal tempo e cominciare lentamente a sfogliarlo rimanendo affascinati da quelle foto che, a poco a poco, magicamente, sembrano prendere vita proiettandovi, così, in quell’epoca che fu e facendovi sognare ad occhi aperti?
“Civita, civitoti e nobiltà” è questo. E’ come sfogliare un vecchio album di ricordi e riscoprire il linguaggio dei nostri nonni, i modi di fare, gli atteggiamenti e le canzoni, insomma, la vita di un’epoca passata e che, purtroppo, non ritornerà più anche se, in ciascuno di noi, in un angolino del suo cuore, c’è il rammarico di non aver conosciuto personaggi come Donna Nella “putiara sperta e civitota”, Donna Genia “curtigghiara di razza”, Don Prospiru “’u pueta”, Don Turi Trombetta “l’ arripuddutu”, Otello “baruneddu fasulinu”, Ninu ‘u pisciaru ‘mpirtinenti”, Alfio e Teresa giovani virgulti che segnano il passaggio tra vecchio e nuovo, Enrico della Valle barone autentico e ultimo baluardo di quella nobiltà vera.
La storia è semplice, spontanea, inquadrata in un momento storico ben preciso: primi anni del novecento. Un barone, con l’aiuto del suo fedele amico, è alla ricerca da venticinque anni del figlio mai conosciuto avuto con un’attrice di teatro sua vecchia fiamma.
Le sue speranze sono ormai ridotte al lumicino quando, nel seguire le tracce del suo vecchio amore si ritrova alla Civita, suo luogo di partenza. E, qui, tra liti, colpi di scena, equivoci si snoda tutta la vicenda.
La commedia mette a confronto il popolare quartiere catanese, i suoi abitanti e la nobiltà del tempo.
Civita questo antichissimo quartiere catanese, tanto decantato da Martoglio, popolare e popoloso fatto da gente schietta, appassionata, attiva e, perché no, anche un po’ impulsiva e, non a torto, l’autrice ne racchiude la sua descrizione in un versetto:”chistu è lu cori di la me’ città”.
Enrico Pappalardo
AUTORE: AGATA GIARDINA
SINOSSI
CI SENTIAMO PER TELEFONO
2 Atti di Agata Giardina
La solitudine senile ha ispirato un numero stragrande di opere teatrali e cinematografiche, e ciascun autore ha posto l’accento ora sull’uno ora sull’altro degli aspetti che caratterizzano il fenomeno. Se, per esempio, Vittorio De Sica nel suo amato film “Umberto D” sottolineava la disperazione come connotato fondamentale della vecchiaia e della solitudine, Eduardo De Filippo nella commedia “Uno con i capelli bianchi” metteva in luce quel pizzico di cattiveria e di anarchia degli anziani che, in qualche misura, approfittano della loro condizione anagrafica e della compassione che la debolezza del loro stato provoca, per farsi perdonare tutto quello che altrimenti verrebbe censurato.
Agata Giardina, invece, nel suo “Ci sentiamo per telefono” analizza i fenomeni della vecchiaia e della solitudine, ponendosi rispetto agli stessi in una posizione positiva e migliorista. Non c’è disperazione nella solitudine ma serena consapevolezza della propria condizione e suprema volontà di affrontarla col sorriso e senza alcuna ombra di commiserazione. E se lo stato senile allontana figli, generi nipoti, ci si può ugualmente costruire una valida possibilità di comunicare attraverso l’eclettismo e l’immaginazione. In fondo, quando si avverte il bisogno di scambiarsi confidenze, pensieri, esperienze, basta possedere un telefono e… ci sentiamo per telefono.
Salvatore Sottile
AUTORE: AGATA GIARDINA
SINOSSI
GIOVEDI’ DALLE 10 A MEZZODI’
due atti di Agata Giardina
“Litterio!” – “Vengo, dolce amore” risponde Litterio con voce e fare effeminati. Ahimé cosa è disposto a fare un uomo per lavorare. Sì, proprio così. Il nostro protagonista comproprietario di una sala da toletta per signora si muove tra mille equivoci per potere portare a termine la giornata senza ulteriori guai. Ma guai. Ma questa volta i guai hanno la G maiuscola. Cosa va a fare ogni giorno dalle dieci a mezzodì la moglie del suo socio? Va realmente dalla sarta dove dice di andare oppure… E chi è il benefattore per cui tutte le signore stravedono? E il mago dove lo mettiamo?
Quest’ultima commedia di Agata Giardina è veramente esilarante, dove le situazioni e i colpi di scena si susseguono a ritmi serrati. Lei, ama, il “teatro di situazione” dove tutti i personaggi sono protagonisti e si muovono sulla stessa linea. Nelle sue commedie agiscono certi meccanismi che mettono in moto una determinazione di impulsi comportamentali che danno vita a tutto anche alle cose apparentemente insignificanti facendo crescere la materia della vicenda, perché la di vicenda si tratta in quanto possiede i caratteri temporali e le connessioni degli avvenimenti. Nel suo teatro non c’è ripetitività o prevedibilità che fanno perdere di interesse e curiosità e le sue azioni sono finalizzate non solo alla risata ma anche alle riflessioni.
Enrico Pappalardo
AUTORE: AGATA GIARDINA
Liberamente tratto da "Un filo di fumo" di Andrea Camilleri
Sinossi
UN FILO DI FUMO
2 atti Agata Giardina
Liberamente tratto da “Un filo di fumo” di Andrea Camilleri
Siamo a Vigàta, immaginaria cittadina della Sicilia di fine Ottocento, dove la vita della comunità è dominata da pettegolezzi, rivalità familiari, interessi economici e antichi rancori. Al centro della vicenda c'è una potente famiglia, proprietaria di una grande industria di zolfo e protagonista indiscussa della vita economica del paese. La loro ricchezza, tuttavia, non è sufficiente a proteggerli dalle inquietudini che cominciano a serpeggiare nella comunità. Un semplice segnale, un filo di fumo, diventa così il centro di un mistero collettivo. Ognuno lo interpreta secondo i propri interessi e le proprie convinzioni. C'è chi lo considera un presagio, chi una prova, chi invece cerca di sfruttarlo per ottenere un vantaggio economico o per colpire gli avversari. Camilleri costruisce così una storia nella quale la verità conta meno di ciò che la gente crede essere vero. Agata Giardina ne fa un quadro molto realistico della vicenda con risvolti tragicomici. Emergono, infatti, il ritratto di una Sicilia attraversata da profonde contraddizioni: una società ancora legata alle tradizioni, ma già proiettata verso la modernità; una borghesia ricca e potente, ma fragile; una comunità nella quale il denaro, l'onore, la famiglia e il desiderio di affermazione regolano i rapporti umani. Il "filo di fumo" diventa progressivamente il simbolo di una verità che nessuno riesce ad afferrare completamente: basta un segnale indistinto perché un'intera comunità costruisca intorno ad esso una storia. Un filo di fumo è, in definitiva, una storia corale nella quale un intero paese che trasforma una voce in verità e il dubbio in una certezza collettiva.